domenica 2 settembre 2012

Wilfred Owen - Five War Poems / Cinque poesie di guerra







Wilfred Edward Salter Owen (18 marzo 1893 - 4 novembre 1918) nacque in Inghilterra, a Plas Wilmot, nei pressi di Oswestry, nello Shropshire. Era il primo di quattro figli. I genitori avevano origini sia inglesi che Gallesi. Wilfred viveva con loro nella casa del nonno, ma, alla morte di quest’ultimo nel 1897, fu inevitabile il trasloco in una camera in affitto nei quartieri poveri di Birkenhead.
Il futuro poeta fu istruito al Birkenhead Institute e alla Shrewsbury Technical School. Le prime letture a influenzarlo furono quelle di John Keats e della Bibbia.
Poco dopo aver lasciato la scuola, nel 1911, Owen superò l’esame di accesso all’Università di Londra, ma non col punteggio necessario per una borsa di studio. In cambio di un alloggio gratuito e qualche soldo per l’esame, Owen lavorò come assistente laico del Vicario di Dunsen e come insegnante alla Wyle Cop School.
Prima dello scoppio della Grande Guerra, lavorò inoltre come insegnante privato presso la Berlitz School, a Bordeaux, Francia.
Il 21 ottobre 1915 si iscrisse all’Artists’ Rifles, un corpo speciale dell’esercito Britannico che all’epoca attirava molti volontari. Per i successivi sette mesi fu addestrato allo Hare Hall Camp, nell’Essex. Nel Gennaio 1917 ebbe la promozione a sottotenente del reggimento Manchester. Dopo alcune traumatiche esperienze, come quella di rimanere intrappolato per tre giorni in una buca durante la Battaglia della Somme, a Owen fu diagnosticato uno Shock da granata e venne così mandato al Craiglockhart War Hospital, dov’era ricoverato per ‘nevrastenia’ (e non per ‘pacifismo’) il poeta Siegfried Sassoon. Questo incontro cambiò radicalmente la sua vita e la sua poesia di Owen.
Egli fece quindi ritorno al fronte, e il primo di ottobre del 1918 guidò le sue unità del Secondo Reggimento Manchester all’attacco di numerosi avamposti nemici vicini al villaggio di Joncourt. Questo gli valse il conferimento postumo della Military Cross.

Nel luglio del 1918, pur avendo già ottenuto la licenza illimitata, Owen tornò in servizio in Francia. Fu ucciso il 4 novembre 1918, durante l’attraversamento del canale di Sambre-Oise, una settimana prima della fine della guerra. Il giorno dell’armistizio la madre ricevette il telegramma che la informava della morte del figlio. Il poeta fu sepolto all’Ors Communal Cemetery.

Owen è considerato il poeta della Prima guerra mondiale, conosciuto soprattutto per la sua War Poetry, che mostra gli orrori delle trincee.  Per quanto riguarda la sua poetica, essa fu indubbiamente influenzata da quella di Sassoon. Ma il tratto più originale di Owen, l’intenso uso di rime imperfette, consonanze e assonanze, fu tale da risultare geniale e innovativo allo stesso tempo.
Anche dopo la morte di Owen, l’amico Sassoon seguitò a contribuire molto nel promuoverne la poesia. La poetica di Owen, assai differente da quella di Sassoon, ebbe nel tempo una maggiore fortuna, la cui durata copre quasi l’intero arco del Novecento.
La poesia di Owen ebbe, oltre al sostegno di Sassoon, quello di Edith Sitwell e quello di Edmund Blunden, che curò la riorganizzazione delle poesie di Owen in una nuova antologia nel 1921.
Owen però non vide mai i suoi lavori pubblicati, se si eccettuano le poesie incluse nella rivista The Hydra da lui stesso curata e redatta al Craiglockhart War Hospital.
Solo cinque delle poesie scritte da Owen furono pubblicate prima della sua morte, tra cui una frammentaria. Le sue opere più conosciute sono Anthem for Doomed Youth, Dulce Et Decorum Est, The Parable of the Old Man and the Young, e Strange Meeting. Alcune delle sue poesie appaiono in War Requiem di Benjamin Britten.
L’opera completa di Owen è raccolta nel libro in due volumi The Complete Poems and Fragments (1994), curato da Jon Stallworthy. Molti dei suoi lavori non furono mai presentati al grande pubblico. Nel 1975 la vedova del fratello Harold donò tutti i manoscritti, le fotografie e le lettere di proprietà del marito alla biblioteca della facoltà di inglese dell’Università di Oxford. Oltre ad oggetti personali questa collezione comprendeva anche la biblioteca personale di Wilfred e la raccolta quasi completa di The Hydra, la rivista dell’ospedale militare di Craiglockhart. Il materiale può essere consultato da chiunque ne faccia anticipatamente richiesta ai bibliotecari della facoltà.

















































AVVERTENZA: 
Le poesie in lingua originale e le loro traduzioni in italiano sono tratte dal libro: 
Wilfred Owen, POESIE DI GUERRA, a cura di Sergio Rufini, Einaudi, Torino, 1985.
















7 commenti:

  1. A proposito della carriera militare di Wilfred Owen, bisogna sottolineare il fatto che egli fu effettivamente considerato inabile alla leva e che si offrì volontario. Egli, come tanti suoi contemporanei, riteneva fosse necessario combattere quell’ultima guerra. A quel tempo era infatti diffusa la convinzione che l’intervento degli Alleati dovesse sconfiggere la minaccia tedesca e ristabilire definitivamente la pace in Europa. L’esito di quella guerra e della successiva, come ormai sappiamo, avrebbe prodotto entro un quarto di secolo una guerra mondiale ancora più devastante, la guerra fredda, la crisi dei colonialismi, il disfacimento del potere sovietico, la caduta del muro di Berlino, le varie crisi internazionali e quella miriade di guerre tuttora in atto su cui troppe coscienze sopite tacciono. Wilfred Owen, questo poeta ventenne, che sarebbe morto in prima linea a sette giorni dall’armistizio, ha saputo far rivivere nei suoi versi un gran numero di minutissimi dettagli facendone argomenti fondamentali della sua poesia, e questo, pur inscrivendoli all’interno di quell’immane tragedia che fu la Grande Guerra. Nei suoi versi le accuse nei confronti delle scelte guerrafondaie dei governi non restano mai sottaciute o implicite, esse sono sempre esplicitamente e coraggiosamente denunciate, come in ‘Dulce et decorum est’, citazione di oraziana e di patriottica memoria. Bisogna inoltre dire che la retorica sulla guerra non abitava né il cuore né l’intelletto di Owen. E io credo che proprio noi, oggi, posti di fronte a una cultura della guerra che è capace di indossare innumerevoli maschere pur di non essere riconosciuta come tale, una cultura sottilmente celata cui rischiamo di abituarci e a non reagire, dovremmo soffermarci di più, anche attraverso queste poesie, e utilizzare al meglio, al fine di meglio capire, le vicende di un poeta come Owen, che ha voluto fare la guerra, sì, ma non l’ha certo amata.

    A. C.

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  2. Una poesia che tocca apici di lirismo e che non teme di sprofondare nella resa d'immagini sanguigne e orribili - un parallelo poetico della picassiana Guernica -. Nella grande allegoria in cui si fronteggiano amore per la vita e sacrificio per la patria, le iperboli, le coordinate paratattiche, per più versi una feroce ironia, la scelta elegante di termini della poesia aulica ( soprattutto nella prima poesia di questa silloge ), sottolineano la profonda coscienza del 'fare' ed 'esser' soldato - ben distante dal miles della romanità cesariana, un uomo che per scelta, privilegio e onore si recava alla guerra - , della ineluttabile volontà famelica di distruzione gratuita che alla guerra s'accompagna, analoga alla potenza creatrice e qui distruttrice dell'Abramo biblico. Una sorta di richiesta di aiuto, di estraniamento ( catarsi? ) dalla guerra proprio attraverso l'elencazione ossessiva di quanto alla guerra appartiene: ferite, pallottole, gas, corse cieche, solitudini; la bellezza distorta e falsamente eccitante di uno shrapnel che buca la pelle, e che si presume annunci un congedo, il riposo a casa - e riposo ci fu: ma tra gli anemoni - in 'Beauty' pare una contrapposizione alla desolata mestizia di 'Six O'clock in Princes Street', ma ad essa si appaia lo stesso spirito consapevole di un non ritorno e dell'impotenza esasperata. Mi domando cosa avrebbe potuto regalarci, questo giovanissimo poeta morto troppo presto, se la guerra l'avesse risparmiato. Ringrazio Antonino per questi versi e per l'occasione di riflettere, una volta di più, su certi perché cui non so dare risposta.

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  3. L'incontro con W.Owen è molto suggestivo poichè la sua poesia è denuncia e condanna della guerra.Quella stessa guerra di cui egli è nominato "il poeta" come si trattasse di uno stile,un genere vero e proprio.In realtà non è così:il poeta della guerra,Owen,è solo una vittima che prende le distanze dalla gerarchia militare,dichiarandone solo il lato più umano,ovvero il dolore. Nulla in lui,assume ruolo diverso dallo sdegno e dalla disperazione degli eventi,
    dei giovani,costretti al sangue,in onore di una divisa indossata nell'ingenua consapevolezza di una fede giovanile che forse poi vorrebbe riscattarsi,puntando il dito all'orrore.Ne esce un ritratto molto atipico di "soldato" che è ,fondamentalmente uomo libero nell'ispirazione patriottica e nella piena presa di coscienza del campo di battaglia .Colpisce la liberazione intima dagli schemi,entrando nelle descrizioni crude che strangolano la dignità del pensiero umano,riducendolo a lamento universale.

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  4. Sono davvero straordinarie queste poesie di Owen, in cui il poeta porge la guerra in tutto il suo orrore, e con grande lirismo la condanna; mi hanno colpita moltissimo gli ultimi versi disperati della parabola del vecchio e del giovane (e se la vicenda di Abramo e Isacco e' sempre stata difficoltosa da accettare, la straordinaria metafora della poesia rende ancor piu' agghiacciante il pezzo biblico riattualizzato); cosi' anche il "sogno" del soldato", tenero e sconsolato, e la tristissima "Bellezza", cosi' struggente con la speranza fondata nel dolore che si dissolve in tragedia...laddove il fiore scarlatto si unisce "agli anemoni al largo di Dover";e terribile e' anche il ricordo di guerra in "Dulce et decorum est" ("pro patria mori"), il quadro, ripreso con maestria, ci lascia una immagine incancellabile di questi ragazzi parte e vittime sacrificali di una tragedia piu' grande di loro. Grazie Antonino, Owen e' davvero straordinario!!!

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  5. Ho letto con attenzione la tua nota sulla vita e opere di Owen anche per meglio comprendere il poeta e le sue poesie. Noto come costante il tema della guerra che si fonde con la pietà della guerra , forse anche la sua necessità, ma sempre la tristezza del sacrificio. E c' è in questo suo atteggiamento un' umanità profonda che si esprime in immagini potenti e originali nei quali ravviso, aiutata dalle tue note introduttive, quel linguaggio personale che ha potuto influenzare la tecnica e la versificazione della poesia inglese contemporanea. Sempre interessanti le tue proposte, e per me incentivo di studio e accrescimento conoscitivo. Grazie Antonino

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  6. Poesie bellissime. Peccato che sia così difficile reperirle in Italia. Spero che Einaudi le ristampi.
    Carlo Patriarca

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  7. Ma futility non è una delle sue poesie?

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