lunedì 29 agosto 2016

IAGO - Sei poesie da ANCHE LE SCIMMIE ODIANO TARZAN



Ritratto di Iago di Roberto Faccenda


Iago, nome d’acqua Roberto Sannino. Nasce a Roma nel 1968. Incontra la poesia nei pressi dei 40 anni, decide di lasciare il lavoro per dedicarsi esclusivamente all’attività poetica. Fautore di un fare diretto, attua incontri pubblici di scrittura “intemporanea” volti a favorire un dialogo vivo e dinamico tra persone e scrittura. Renato Zero lo premia nel 2006 (primo classificato al concorso Fonopoli con la poesia Il biancospino).
Ha pubblicato per case editrici non a pagamento: Delirium Tremens (Giulio Perrone), L’Alibi Perfetto e Concerto per carta e inchiostro (Bel-Ami edizioni) La famiglia dello scalzo (Seam) e Anche le scimmie odiano Tarzan (Pellicano). Presente in diverse antologie, come SignorNò, poesie e scritti contro la guerra.
Ha tenuto i seguenti laboratori di scrittura poetica per scuole e istituti privati: Funzione terapeutica della parola scritta. Introduzione alla pratica poetica e Il sentimento artistico di una riconciliazione.
È stato ospite in fiere letterarie (Modena, Pisa, Napoli, Bari) e in rassegne culturali; in qualità di poeta accreditato ha preso parte a “Ottobre in Poesia”, festival internazionale interamente dedicato alla poesia, che ogni anno si svolge a Sassari.
Ha prodotto un ibrido cartaceo Fabian (L’Erudita-Perrone), di racconti brevi legati a poesie derivate. Ha ideato e messo in scena “Beethoven in versi” scrittura in presa diretta su base musicale classica. Dirige, al fianco di Stefania Battistella, la collana di poesia ConVersiAmo dell’associazione culturale Pellicano.


 

Sei poesie da: Anche le scimmie odiano Tarzan”, Pellicano, 2016 (http://www.associazionepellicano.com/libro/anche-le-scimmie-odiano-tarzan-di-iago/)  






Estranei 


I rumori metropolitani uniscono 
in una tranquilla processione sonora 
il bar sempre allo stesso posto, 
la piazza con i proverbi popolari 
e le vicende del mondo 
a compiacere i giudizi 
quasi mai concordi. 
Qualcuno si ferma a leggere i necrologi 
poi va in banca o all’ufficio postale, 
altri portano a spasso i segreti 
almeno per oggi non pesano tanto, 
la prossima gioia accoglierà promesse 
che solo la forza potrà mantenere. 

I giorni devono passare 
secondi ammaestrati 
già sanno come incantare le ore 
i pendolari escono dalla stazione 
la campana ricorda al fedele 
l’inizio della messa. 

Un pettirosso infinito anticipa il tramonto 
stranieri a delimitare un mondo fatto. 






L’incarico 


La terra disconosce sentenze e paure 
non chiede conto delle impronte 
e neanche bada al portamento. 
Pretende solo un ruolo 
utile al proseguimento delle idee, 
ricorda la vana forza del sogno 
rimosso dall’impeto del vero. 

La bocca serve anche per sorridere
andrebbe ribadito al manifesto letterario. 

Ogni impresa vuole una fine 
alla terra ciò non importa 
polvere di pelle sulle braccia del marmo. 







Labbra 


La civiltà 
accresce la nevrosi dei sensibili 
non arrivano segnali 
da questa piazza di ciarlatani in piedi 
un ramo d’ulivo nelle mani 
e la pistola in tasca 
l’impegno del singolo 
non avendo finanze corrotte 
è un bacio di solitudine 
che si può solo accettare. 







Permanenze 


Di alcune circostanze 
rimane qualcosa 
difficile averne chiare le fattezze 
in una strana questione d’armonia 
come se i cuori rimanessero tali 
                         anche dopo la fine, 
un teschio non dimentica 
d’aver avuto gli occhi azzurri. 





Liturgia italiana  


Germogli coniati a dovere
dallo sforzo di cellule attuali
che nulla invidiano ai passati eroi.
La creazione, geniale intromissione
silenzioso programma frainteso
da legioni in frantumi.
Distese cosparse dai freschi simposi
voluti dagli organizzatori cocciuti,
l’umanoide cambia forma
sciamano con il palmare lesto a vendere futuro
nelle corporazioni tirchie.
La bella vita si scrive sulle riviste di cucina
cervelli accorpati su misura
nessuna famiglia educa, pochi figli credono. 

Aploidia asessualità, virus catodici
i padri cercano l’approvazione
fra le odalische della porta accanto,
cala il sipario sui musi lunghi
il sorriso finto muore giovane
fa solo godere le dame dell’est
pagate dall’operosità di formiche redente.
Non senti le grida che vengono dal rogo?
le carni vissute emanano
un lezzo mai santificato
il sangue di Giordano Bruno
non è forse uguale a quello di Cristo?
pareri opinabili nella melma mediocre,
croste di pane in sospensione
sulla brodaglia del rancio.
La nuova divinità si chiama controllo,
innestato negli embrioni
dal medico spergiuro. 

Il rantolo dell’arte è udito
dagli spazzini professionali
dove sono le commissioni?
I santi guardano i ritratti
e si interrogano sulla staticità dei segni.
Hanno rapito la regina degli infanti
madre dei fuoriusciti, dei malvoluti, dei maientrati.
Ingegno e castità, la fede viene
seviziata dai gusti elettrici.
L’aria si compra alla bancarella del colle,
sorrisi ammuffiti da carie nascoste
che decidono le sorti di pacifisti con le armi in pugno.
I pargoli tornano nei villaggi fantasma
mancano genitori attendibili
perché credono ancora d’esser figli.
Chi ama il rischio deride la comodità
ti senti il padrone del mondo?
ottieni dai venditori di sballo
l’anello mancante, vero?
i sensi che hai proiettato nel vuoto
                                           torneranno
allora eviterai di guardarti allo specchio
perché la figura non ti piacerà.
L’estasi
nuova disperazione priva di retaggio sociale
chiedi al poeta rivelato come si fa a morire
annaspando nel proprio sangue
è questo che vuoi?
riflessi di interrogative vomitate male,
la fabbrica delle braccia vende tentacoli
per succhiare l’anima all’eroe
l’onorevole presenza diventa
                              pregevole arroganza.
La bandiera della proibizione
edifica la casa del partito unico,
da sempre esistito e mai conclamato
legalizzando le scorribande dei nuovi servi. 

Domus Aurea. Quiste Furor!
Le coscienze singolari muoiono
le forme del dolo rinascono
zombi dai moderni simulacri.
Alloggi popolari scaldati da fiamme tricolori
abitano schede elettorali in pigiama
utili alla conferma e mai al diniego,
circondate da egocentrici favolisti
da artisti vigliacchi che si arricchiscono
sfruttando l’esuberanza dei gruppi. 
Benessere, paradiso ritrovato.
Coscienza italica, omicidio mai denunciato. 

Guarda oltre la rinuncia
la forza individuale scompare di nuovo,
il futuro migliore
si ottiene da una memoria assente
morendo nell’idea che invita il presente
a sognare la contemporanea vivenza.







Condanna 


La dominazione di una casta 
tortura il mio idioma 
senza proferir parola 
combatto il dolore subìto. 

Percuote con ferri e tizzoni 
vuole i segreti del mio linguaggio. 

Parole create per tempi futuri
non adatte a quest’epoca,
i veri inquisitori non sanno immaginare. 

Rimarrò impassibile 
fissando il boia 
e rassicurando la scure 
la cui fredda lama 
salverà la mia metrica.










Sulla poesia di (e secondo) Iago

           [...]
La poesia, secondo Iago, deve arrivare, contagiare e sopra ogni altra cosa rimanere. Non crede al poeta costruito ma ai forti segnali che, se seguiti con coraggio, introducono in una dimensione di estrema sensibilità, come è successo a lui. La sua è una militanza giornaliera della pratica poetica, ogni giorno scrive poesie e lo fa di getto, istintivamente, senza correzioni. L’approccio con il foglio avviene quando la poesia è già stata pensata e vissuta e non esiste prevalenza di temi, perché a decidere è solo quello che lui giornalmente assorbe dal vivere. La poesia di Iago è frutto di quotidiana osservazione della vita, che ha però un preciso scopo ultra-quotidiano. 
L’ultima pubblicazione di Iago porta il titolo Anche le scimmie odiano Tarzan, 2016: una raccolta di poesie che ancora una volta mirano a scuotere le coscienze, perché oggi, nel nome di interessi di parte, di ritorni ideologici e di algoritmi politici, è venuta meno la Riconoscenza ed è così che il Tarzan eroe generoso vive unicamente nel sogno, mentre il Tarzan reale viene condannato dalle stesse animalità che aveva cercato di proteggere. 
Quando un poeta prende la parola deve scuotere, incidere, scarnificare, afferma Iago. 
In questo senso, l’uomo-poeta Iago si fa scienziato, medico: incide le pagine con il bisturi della Parola, dopo che il suo “vedere e sentire” (essenziale presupposto per scrivere versi) hanno scarnificato risvolti di realtà “non buoni, non belli”, moralmente deleteri. I suoi versi compatti, densi, incalzanti, schiaffeggianti operano squarci nella mente del lettore e mettono in vibrazione le corde del percepire emozionale. Non conoscono lo strumento della lamentazione o il tono da moralista, non dispensano formule o soluzioni. Il loro richiamo al vivere in consapevolezza porta le vesti di una grande umanità, dell’ironia, della rabbia, della tristezza, del presente. Sono pillole di poesia, consigliate per aumentare la lucidità di percezione, la consapevolezza, la resistenza, ma amare, come i farmaci efficaci. 

Iago: Il mio parere sull’uomo? Un piccolo essere capace di grandi cose, un simil-Tarzan che qualche volta urla e dice “io ci sono”.


Ivana Moser [da: La poesia di Iago vista da Ivana Moser, in http://beppe-costa.blogspot.it/search?q=iago]













CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________

______________________________________





domenica 17 luglio 2016

CHI-TRUNG - VERSES EXCERPTS FROM “WINDS” / VERSI TRATTI DA “VENTI - UN POEMETTO”




Chi-Trung al MonigArt Festival 2016, tra sua moglie (a sinistra nella foto) e il poeta finlandese Ville Hytönen (a destra)


Nguyen Chi-Trung, nato in una città sulla costa del Vietnam del sud, è cresciuto a Saigon. Negli anni sessanta, grazie a una borsa di studio, si reca in Germania per studiare filosofia, matematica e meccanica applicata. Ha lavorato come ingegnere fino al 1996. Vive attualmente a Stoccarda e fa lo scrittore. Scrive sia in tedesco sia in vietnamita ed è traduttore di poesia in lingua vietnamita. Ha partecipato  a numerosi festival internazionali. Nel 2013 è uscita una raccolta dei suoi testi poetici a Saigon in sette volumi. 

In Italia, per i tipi di Samuele Editore, ha pubblicato il poemetto: VENTI (2016) 



I testi qui presentati sono appunto tratti dal libro: “VENTI - un poemetto”, traduzione e postfazione di Anna Lombardo, Prefazione di Zingonia Zingone, Samuele Editore, 2014.  





9.

Venti dei brevi e dei lunghi istanti
che cambiano la vita, che non si fa
riempire fino all’orlo. Con che cosa?
Non col nulla.
Come una noce di cocco seccata
su una spiaggia arsa,
è lì l’esistenza, semplicemente.
La nostra mente possiede un debito
da cui non può essere liberata.
Lasciamo cuore e intelletto
svanire in cenere e carbone,
con la dovuta devozione. 






21.

Venti che davvero spazzate via ogni cosa,
il rumore di mezzogiorno,
il ronzio degli intelletti inquieti,
il risucchio dei linguaggi alfabetici,
e ci fate sentire unicamente il fruscio
delle foglie essiccate di bambù
attraverso la veranda tremante
fatta di frasca e questa a sua volta
dai giorni andati composta.
Il sentiero del sangue
scorre oltre la frattura del cuore,
simile ad un blocco di legno
spezzato in due dalla scure,
mentre il grido non richiama nessuno, 
solo grida. 






26. 

Venti che sopra il volto d’acqua 
del Gange, indugiate, 
andando e venendo,
come il persistente andare e 
venire della nostra tragedia.  
A che pro questa ripetizione,
addirittura senza l’interferenza umana? 
La carne bruciata in parte, dissolta 
nell’acqua torbida dell’eternità, 
mostra adesso il totale disfacimento  
che fu dato già alla nascita. 
Molte gioie furono nel corso d’una vita. 
Lungo il percorso della nostra vita. 
Dove sono adesso  
– alla lunga rimangono quelle della carne – 
nel lungo corso dell’inesistenza? 






41.

Venti che cominciate a muovervi da spiagge
ancora davanti a noi, a spiagge
che sono dietro a noi,
dalla riva dell’oblio
alla riva dell’impensabile.
Venti d’emozioni e venti di noia.
Quanto spesso cadono le foglioline
del tamarindo nelle vecchie strade.
Quanto spesso ritornano i tempi.
E se ritornano.
Una volta soltanto o infinite volte
tu torni sulla terra, nel mondo
che non dimentichi,
come nessuno di noi di questa terra
si potrà mai più dimenticare.






45.

Venti, voi siete uno e lo stesso vento
che abita due luoghi che si dipartono
l’uno dall’altro,
che sono inerenti alle zone vicine e lontane,
della conoscenza e dell’ignoranza,
della verità e della non-verità.
La vita deve indietreggiare davanti alla poesia?
O la poesia adesso davanti alla vita?
No, ogni nostra vita non è unica,
è solo vita stessa. Non considerarla
come unica, ciò che possiedi,
gettalo ai venti,
lascia che sia effimero e sia dimenticato.
L’unicità della vita sta soltanto
nella parola che scrivi.






47.

Venti, siete solo l’esigenza del dubbio?
Lasciate quindi che queste parole siano scritte
perché sono drammatiche.
Impariamo ad amare colei che la tragedia tiene,
sebbene non sappiamo se
ne siamo meritevoli, là,
dove noi possiamo tutto.
Venti, passate oltre le vite che indugiano
soltanto tra il su e il giù delle palpebre,
oltre le vite che non vogliono essere finite.
Voi passate oltre questi tempi attraverso
la totalità dei tempi che sono quindi fuori.
Venti, voi portate l’oscurità notturna
che non-vuole-finire nel giorno glorioso
che non-vuole-finire.
La misura dell’eternità si può vivere.






48.

Venti, siete voi le parole
che sono scritte, e i significati
che sono portati nella luce umana?
Parliamo sempre dell’anima
tuttavia cosa sappiamo dell’anima,
della sua esistenza, o meglio della sua inesistenza?
Forse è solo una leggera fragranza,
appena percettibile, ma presente
dove noi non siamo, e dove non andiamo,
sempre al di fuori di noi,
dalle sue tracce terrene noi,
gli auto-addolorati,
nel nostro momento di morte,
in questo spazio di vicinanza
e lontananza, possiamo presagire.
Oh nuvole di gas che diventano carne!
Materia che diventa vita!





Il disegno di copertina è dell’Autore




Nell’autunno del 1992, in una notte di temporale e circondato dal ruggito del vento, il poeta si rinchiude in un brivido e si domanda come il suono della morte viva nel vento. L’immaginazione galoppa e Nguyen Chi Trung rovista viscere e mente; i luoghi dove la concretezza dei suoi studi matematici si contrappone all’astrattezza di quelli filosofici. Trova echi della più antica filosofia indiana (Brāhmaṇa), in cui “il soffio e il vento” sono il cardine della vita. Ma soprattutto il rimbombo della teoria astrofisica del Big Bang. A tratti nel cielo convulso scorge un movimento di astri. Movimento che sposta l’aria e con essa il destino della materia, nell’universo che è “un gas caldissimo di particelle elementari in rapida espansione.” Espansione, moto d’aria, vento. E l’uomo, anche lui materia, resta in balìa dei venti. Polvere, Nuvole, Pioggia e Luce solare, sono altri titoli di poemetti composti da questo religioso senza religione che si domanda cosa significhi veramente l’esistenza umana. Attraverso una serie d’interrogativi, Venti induce all’introspezione. Sono domande fondamentali, filosofiche, rivolte a capire il perché, il come, il quando, il da dove e il verso dove dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda. È crudele ma possibile che l’uomo nasca e muoia su questa terra, senza mai trascendere; o forse la sua trascendenza sta nella trasformazione in altri elementi della materia, come la polvere che viene spazzata via dal vento. 
(dalla prefazione di Zingonia Zingone)

I Venti di Nguyen Chi Trung non avvisano nessuna redenzione, nessun cambiamento. Il loro soffiare passa alto sopra la nostra desolazione, i dolori e la miseria, e soprattutto la non cura che il mondo stesso ci sollecita, nel suo andare sempre uguale. Portatori di un grido che non richiama nessuno ma solo grida, nell’equilibrio ballerino della nostra esistenza. 
I versi di Nguyen Chi Trung possono, a ben ragione, dirsi esistenziali, perché è di noi che parlano, riflettono, e l’impatto con questo domandare non è immediato e intelligibile ma, proprio per questo, riescono ad attirarci in un vortice di immagini, metafore che si intersecano con il dolore del momento, riportandoci alle domande. 
La separazione, la sempre uguale esistenza che riemerge come diversa, e quindi apparentemente nuova, è lì a tenerci continuamente al passo. I Venti indicano una altezza alla quale non siamo più abituati, e alla quale il poeta si rivolge per riprendere in mano la bellezza e la forza della poesia. L’essere umano, come ci canta Nguyen Chi Trung, è fatto di poesia. Lo è davvero? Perché non ascoltarlo, allora? Che senso ha la vita senza questo sguardo poetico sul mondo, sui noi stessi, sui dolori continui che comunque sono a noi innati? 
Imparare a lasciare andare le cose, nell’incipit avverte il poeta, le cose che riempiono come zavorra il nostro modo di vivere, lasciare al carbone e alla cenere/con dovuta devozione, tutto il superfluo dei nostri rottami, pare il suo invito. Questi Venti sentiti come forza originaria, sono al di sopra di tutto, sono oltre la comprensione della nostra stessa vita, e vanno, vengono, scoperchiano il male e il bene, sono capaci di rendere le gocce d’acqua visibili, e rivelano a noi stessi, alla nostra immaginazione, che mai pensa, che non è soltanto il nostro dolore a sostenerci ma che anche noi sosteniamo il dolore. 
(dalla postfazione di Anna Lombardo)













CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________

______________________________________






mercoledì 9 marzo 2016

Elena Liliana Popescu - TREI POEME (TRE POESIE)






Elena Liliana Popescu nasce nel 1948 a Turnu Măgurele, Romania. Si laurea e ottiene il dottorato in Matematica presso l’Università di Bucarest, dove attualmente insegna. Dopo il 1989 inizia la sua attività nel giornalismo rumeno sia con saggi di interesse generale che con articoli contemporanei su temi sociali e politici.
È membro dell’Unione degli Scrittori della Romania, sezione Poesia. La sua attività letteraria si orienta soprattutto verso la poesia e la traduzione della letteratura poetica, filosofica e spirituale del mondo.
Ha molte pubblicazioni al suo attivo: vari libri di poesia e traduzioni dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo. I suoi lavori appaiono in libri e riviste, sia in Romania che all’estero (Brasile, Colombia, Germania, Nicaragua, Pakistan, Spagna, Stati Uniti, Taiwan).
Debutta in poesia nel 1994, con il volume Tie (A Te, Edizioni dell’Università di Bucarest); poi, nel 1997, Tărâmul Dintre Gînduri (Il regno in mezzo ai pensieri, Edizioni dell’Università di Bucarest). Nel 1999 pubblica il libro su suo padre, il poeta e pilota George Ioana, Zborul. Vis şi Destin (Volo. Sogno e destino, Edizioni Hermes); lo stesso anno esce Cânt de Iubire/ Song of Love (Canto d’Amore, Edizioni Herald), versione bilingue rumena-inglese, tradotto da Adrian G. Sahlean. Nel 2000, viene pubblicato Imn Existenţei (Inno all’Esistenza, Edizioni Herald), raccolta di poesie in omaggio al poeta romantico rumeno Mihai Eminescu. Entrambi questi libri vengono pubblicati a Bucarest. Nel 2003 esce il libro di poesie Pelerin (Pellegrino, Edizioni Dacia, Cluj). Il libro Canto d’Amore è stato tradotto al serbo-croato dal poeta serbo Draga Mirjanič, e pubblicato in versione bilingue nel 2001 (Cânt de Iubire/ Pesma Liubavi, Edizioni Sabes Srba u Rumuniji, Timişoara). Il libro Canto d’Amore è stato tradotto in cinese, , dal poeta Lee Kuei-shien, e pubblicato nel 2006 (Taipei, Taiwan). Il libro Pelerin è stato tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós, e pubblicato in versione bilingue nel 2004 (Peregrino, Edizioni Empireuma, Orihuela, Spagna). Nel 2005 viene pubblicato Cuan grande es la tristeza, tradotto in spagnolo da Joaquín e Dan Munteanu Colan, selezione ed illustrazioni da Ramón Fernández (Spagna, 2005) e nel 2006, Un solo canto, tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Dan Munteanu Colan (Poeticas, Argentina, 2006). Il libro Inno all’Esistenza è stato tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Adrian Mac Liman, e pubblicato nel 2006 (Himno a la Existencia, Edizioni Linajes Editores, Mexico). Nel 2007 pubblica il libro Cât de aproape.../ Lo cerca que estabas... (Edizioni Pelerin) e il libro Unde eşti, Timp? (Tempo, dove sei?, Edizioni Curtea veche). Poeme (Poemi), versione bilingue rumena-urdu, tradotto in urdu da Alla Ditta Raza Choudary è stato pubblicato nel 2008 a Lahore, Pakistan. Nel 2009 viene pubblicato Peregrino (Pellegrino, Edizioni Expressão Gráfica, Fortaleza, Ceará, Brasile), tradotto in portoghese dal poeta Luciano Maia, il libro Dacă (Se si potesse, Edizioni Pelerin), versione multilingue (in rumeno e traduzioni in 42 diverse lingue), e Cânt de Iubire - Song of Love (Edizioni Pelerin, Bucarest & Edizioni Lumină Lină, New York, 2007), versione bilingue rumena-inglese, tradotto da Adrian G. Sahlean; Nel 2010, viene pubblicato il volume bilingue di poesia inglese-chinese Song of Love- (Canto d’Amore, Edizioni Showwe, Taipei, Taiwan), versione inglese di Adrian George Sahlean; versione cinese di Lee Kuei-Shien. Nel 2011 pubblica il libro Nicolae Popescu, omul, matematicianul, mentorul (Edizioni dell’Università di Bucarest) e Hymn to the Life (Edizioni Showwe,Taipei, Taiwan), versione cinese di Lee Kuei-Shien. Nel 2012 viene pubblicato il volume bilingue di poesia portoghese-rumena Além do azul - Dincolo de azur (Edizioni Smile, Fortaleza, Ceará, Brasile) in collaborazione con Luciano Maia. Nel 2013 pubblica il libro Cânt de Iubire - Song of Love - Chanson d’Amour, Edizioni Pelerin, Bucarest & Edizioni Destine Literare, Montreal, Canada, volume trilingue, versione inglese di Adrian G. Sahlean; e il libro Trei Poeme din Europa - Three Poems from Europe, Edizioni Pelerin, Bucarest, volume multilingue (in rumeno e traduzioni in 41 diverse lingue parlate in Europa).
Fra le sue traduzioni, si possono citare Introspecţia (Introspezione, dall’inglese, Edizioni Axis Mundi, 1993); Viaţa Impersonală (La vita impersonale, dal libro francese La Vie Impersonale, Edizioni Papirus, Rm. Vâlcea, 1994), Înţeleptul de la Arunachala (Il saggio di Arunachala, Edizioni Herald, 1997), pubblicati a Bucarest; Introspecţia. Poeme (Introspezione, Poemi da Ramana Maharshi, Edizioni dell’Asociaţia Literare ŢIE), dall’inglese. Nel 2002, esce la sua traduzione dallo spagnolo Caosmos. Katharsis nu doar pentru mine (Caosmos. Una catarsis no sólo para mí, da Moisés Castillo Florián, Edizioni Dacia, Cluj). Dopo il 2004, pubblica Poesías (da Theodor Damian, dal rumeno, Edizioni Lumină Lină, NY, 2005), Frumuseţea Tandreţei (da Lee Kuey-shien, dall’inglese, Edizioni Pelerin, 2007), Viaţa Impersonală (edizione rivista, dal francese, Edizioni Pelerin, 2007), Harpă de umbră şi lumină (da Lina Zerón, Edizioni Pelerin, 2007), traduzione dallo spagnolo e Gânduri peregrine (da Hugo Gutiérrez Vega, Edizioni Pelerin, 2009, Bucarest), traduzione dallo spagnolo, Visul apei (da Ana Maria Vieira, Edizioni Pelerin, 2012, Bucarest), traduzione dallo spagnolo in collaborazione con Vlad Copil, Ora amurgului (de Lee Kuei-shien, Edizioni Pelerin, 2012, Bucarest), traduzione dall’inglese in collaborazione con Vlad Copil.

Antologie
Alcuni dei suoi articoli, poesie o traduzioni sono stati pubblicati in antologie (si possono citare: Poemi. Lucian Blaga, Luciano Maia, Elena Liliana Popescu, Edizioni dell’Università Catolica Argentina, Argentina, 2005, Conjuro de Luces, Messico, 2006, Agenda poética del año 2008, Messico, Edizioni Linajes e Amarillo, 2007), in riviste a stampa e in internet, tanto in Romania quanto all’estero: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, El Salvador, Germania, Messico, Nicaragua, Pakistan, Serbia, Spagna, Stati Uniti, Taiwan e Uruguay.

Riviste letterarie
“Revista de la Universidad Católica Argentina”, “La Bodega del diablo”, “Ápices”, La Bodega del diablo”, “Poéticas”, “Realidades y ficciones” (Argentina);
“Literarte” (Brasile);
“Página Siete”, “La Palabra” (Bolivia);
“The Ambassador”, “Atheneum”, “Observatorul”, “Azularte”, “Destine Literare” (Canada);
“Trilce”, “Aňaňuca”, “Cinosargo”, “Koyawe” (Cile);
“Arquitrave”, “La Urraka” (Colombia);
“La Jiribilla”, “Calle B” (Cuba);
“Akadeemia” (Estonia);
“Observator München”, “Agero Stuttgart”, “Alternante” (Germania);
“Muse India”, “Achena Yatri” (India);
“Isla Negra”, “Margutte” (Italia);
“Alforja”, “Casa del Tiempo”, “La Jornada Semanal”, “Universo de El Búho”, “La Otra”, “El Subterráneo” (Messico);
“World Poetry Almanac” (Mongolia);
“Anide”, “El nuevo Diario: Nuevo Amanecer Cultural” (Nicaragua);
“Autama” (Puerto Rico);
“Timpul” (Repubblica Moldava);
“Academica”, “Convorbiri literare”, “Cronica”, “Poezia”, “Nord Literar”, “Contemporanul”, “Familia”, “Hyperion”, “Oglinda Literară”, “Viața medicală”, “Prosaeculum”, “Cetatea literara”, “Meandre”, “Literra”, “Sud”, “Orient Latin”, “Argos”, “Revista nouă”, “Singur”, “Arcade”, “Cuib” (Romania);
“Knijevni Jivot”, “Naša Reč”, “Oglinda”, “Tibiscus” (Serbia);
“Azahar”, “Como el rayo”, “Cuadernos del Ateneo de la Laguna”, “Empireuma”, “Enfocarte”, “La Vega es”, “2C - La opinión de Tenerife”, “La Columna”, “Perito”, “Portada”, “República de las Letras”, “Rumano en el mundo”, “Letras rumanas”, “Ágora-Papeles de Arte Gramático”, “El Adelanto”, “Crear en Salamanca”, “Suplemento de Realidades y Ficciones” (Spagna);
“Chrysalis”, “Lumina Lină - Gracious Light”, “Alcándara”, “Syndic Journal”, “Alcándara” (Stati Uniti);
Taiwan Daily, “Poetry”, “Epoch” (Taiwan);
“Hayal”, “Yasakmeyve” (Turchia);
“Arkad”, “Magyarul Bábelben” (Ungheria);
“Letras-Uruguay” (Uruguay).

Premi letterari 
Le sono stati conferiti i seguenti premi letterari: Diploma e menzione onorifica al Festival Internazionale di Poesia della Uzdin (Serbia), 1997; il Primo Premio al Festival di Poesia “Novalis”, a Monaco, Germania, nel 1998; Diploma e menzione onorifica al X Concorso di Poesia “Leonardo Cercós”, Palma de Mallorca, Spagna, 2007).

Collegamenti:
http://www.elena-liliana-popescu.ro/   
Bio-bibliografia tratta (e adattata) da Wikipedia



Avvertenza: 
Il lettore troverà qui di seguito queste TRE POESIE che Elena Liliana Popescu ha dedicato al marito, Nicolae, e potrà leggerle sia nella stesura originale sia nella versione italiana effettuata dal poeta Stefano Strazzabosco, a partire da una eccellente traduzione spagnola dell’opera originale in romeno. La traduzione dal romeno allo spagnolo (che qui abbiamo ritenuto di omettere) è dovuta a Joaquín Garrigós. La dedica al lettore, che introduce le TRE POESIE, è stata invece tradotta, a partire dalla già menzionata versione spagnola, da Antonino Caponnetto.






________________________
 _____________________ 








TREI POEME

Soţului meu, Nicolae


Ţie, cel ce citeşti aceste poeme …


Încearcă să laşi deoparte grijile zilei pentru a putea păşi împreună în realitatea Visului numit Poezie, deschizând poarta inimii tale acestor versuri, scrise anume pentru tine. Ele s-au născut în inima mea atunci când le era dat să se desprindă din lumea formelor-gânduri şi a se înveşmânta în lumea formelor-cuvinte, pentru a se prezenta, împlinindu-şi destinul, la ceremonia întâlnirii cu tine, cititorule.
Simplitatea, care în esenţa ei înseamnă Adevărul, nu poate fi exprimată decât prin tăcere. Toate cuvintele lumii nu fac altceva decât să încerce să descrie tăcerea. Cunoaşterea de sine, idealul cel mai simplu şi cel mai greu de atins, este scopul fiecărui om în parte şi al lumii întregi, acestuia fiindu-i subjugate toate căutările noastre.
Uneori căutarea ia forma a ceea ce putem numi poezie. Poeţii vin şi pleacă, lăsând strădania lor în a dezvălui chipul nevăzut al Poeziei, care ne priveşte fără să ne judece de dincolo de vălul Iluziei. 





Spune-mi



Nu ai crezut
că poţi învinge doar atunci
când renunţând la orice armă,
vei lupta cu propria imagine
pentru eliberarea ta. 

Nu te vei mai putea privi
în oglinzile care să te arate
slab sau trufaş, 
neînfricat sau laş,
după dorinţă…

Ţi s-a mai spus,
dar nu ai crezut…

În ţara fără de oglinzi,
care îţi va mai fi chipul,
te vei întreba atunci
încă o dată, şi vei afla,
dacă vei lăsa răspunsul
să vină de la sine.

Ce vei avea de pierdut,
când căutarea va fi 
singura realitate posibilă?

„Care este drumul?”,
se-ntreabă cel care merge,
fără să ştie, pe singurul drum
pe care poate s-ajungă…

Unde să ajungă
dacă el este deja acolo,
chiar dacă nu poate încă să ştie
că este câştigătorul?

Ce competiţie este mai de temut
decât aceea în care tu
eşti singurul concurent îndârjit?

Dar cum mai poţi lupta 
când adversarul poartă,
drept amuletă,
doar chipul tău?

„Alungă toate speranţele”, ţi s-a spus,
pentru a putea să speri cu adevărat!

Dar, spune-mi, la ce mai este bună speranţa
pentru cel care are deja totul?
Sau cunoaşterea drumului de întoarcere,
pentru cel care a ajuns?…




Când totul se pierde



Ceasul nu s-a oprit dar orele
nu se mai văd marcate
pe cadranul Timpului
ce stă pe loc, în contemplare.

Perspectiva nu s-a pierdut
dar obiectele nu se mai văd
delimitate pe întinderea pură
a Spaţiului – cel fără de nume.

Viaţa nu s-a sfârşit dar moartea
nu se mai vede la orizont
în aşteptarea fiinţei ce se revolta
cândva, undeva, în ţara uitării...

Totul este la locul său ca altădată
deşi totul nu mai înseamnă nimic
când se pierde în spaţiul fără de timp,
în timpul fără de spaţiu...





Clipa aceea



Câteva cuvinte, ţi-ai spus,
doar câteva cuvinte, şi ai creat
o întreagă istorie, al cărei prezent
este deja ieri, aşa cum mâine
va fi doar trecutul aceluia
ce-l va lăsa în urmă, pierdut
pentru totdeauna...

Doar un cuvânt, îţi spui,
doar un cuvânt, şi te-apropii
în drumul tău de nebănuitul pas
spre necunoscut, fără să te sperii
de gândul acela care eşti şi nu eşti
tu, de clipa aceea în care poţi să fii
şi eşti.





Testi originali in romeno: Elena Liliana Popescu 






________________________
 _____________________ 








TRE POESIE

A mio marito, Nicolae


A te, che stai leggendo queste poesie …
                                                                            
Prova a lasciar da parte le preoccupazioni quotidiane perché si possa entrare insieme nella realtà del Sogno chiamato Poesia, apri la porta del tuo cuore a questi versi scritti proprio per te. Sono nati nel mio cuore nel momento in cui hanno dovuto liberarsi dal mondo delle forme-pensiero e darsi al mondo delle forme-parola, per presentarsi, quando il loro destino si sia compiuto, al rito dell’incontro con te, lettore.
La semplicità, che nella propria essenza significa la Verità, non può essere espressa che tramite il silenzio. Tutte le parole del mondo non fanno altro che tentare di descrivere il silenzio. La conoscenza di sé, l’ideale più semplice e più arduo da realizzare, è la meta  di ogni singolo uomo e quella del mondo intero, ad essa tutta la nostra ricerca è assoggettata. Qualche volta tale ricerca prende la forma di ciò che possiamo chiamare poesia. 
     I poeti vengono e vanno, rinunciando allo sforzo di svelare l’invisibile volto della Poesia, che ci guarda, senza mai giudicarci, dalla parte nascosta del velo dell’Illusione.





Dimmi



Non credevi
che avresti potuto vincere
quando, rinunciando alle armi,
hai lottato contro la tua stessa immagine
per liberarti.

Non potrai mai guardarti
negli specchi che ti mostrano
debole o altezzoso,
impavido o codardo,
secondo i tuoi desideri …

Te l’avevano detto
ma tu non ci credevi …

Nel paese senza specchi,
«quale sarà il tuo volto?»,
ti chiederai allora
una volta di più, e lo saprai
se lascerai che la risposta
venga da sola …

Cos’hai da perdere
se la ricerca è
l’unica realtà possibile?

Qual è il cammino?
si chiede chi marcia
senza saperlo per l’unico cammino
per cui può arrivare.

Arrivare dove?
se si trova già lì
sebbene non possa ancora sapere
che ha vinto.

C’è una competizione più temibile
di quella in cui tu
sei l’unico e ostinato concorrente?

Ma come si può lottare
se l’avversario porta
come amuleto
solo il tuo volto?

«Lascia ogni speranza», ti dissero
perché potessi sperare per davvero.

Ma, dimmi, a che serve la speranza
a chi ha già tutto?
O sapere il cammino del ritorno
a chi è già arrivato?
 



Quando tutto si perde



L’orologio non si è fermato ma
non sembra segnare le ore
nella sfera del tempo
che è trattenuto, in contemplazione.

La prospettiva non si è perduta
ma gli oggetti non si vedono più
delimitati nell’estensione pura
dello spazio, il senza nome.

La vita non è finita ma la morte
non si vede più all’orizzonte
aspettare l’essere che si è ribellato
un giorno, da qualche parte, nel paese dell’oblio.

Tutto è al proprio posto come prima
anche se tutto non significa più nulla
quando si perde nello spazio senza tempo,
nel tempo senza spazio.




Quel momento



Delle parole, ti dicesti,
solo delle parole, e creasti
una storia intera il cui presente
è già ieri, come domani
sarà solo il passato di chi
lo lascerà alle spalle, perduto
per sempre.

Solo una parola, ti dici,
solo una parola, e ti avvicini
nel tuo camminare alla soglia insospettata
dell’ignoto, senza impaurirti
al pensare che sei tu e non sei tu,
al momento in cui puoi essere
e sei.





Versione italiana: Stefano Strazzabosco (dalla traduzione in spagnolo di Joaquín Garrigós )









Stefano Strazzabosco (Thiene, 1964) ha pubblicato le raccolte di poesia Racconto (1997), Dimmene tante (2003), Blister (2009), 66 (2013) e P. Planh per Pier Paolo Pasolini (2014). Ha tradotto poesia perlopiù dallo spagnolo (O. Paz, Aquila o sole?, 2003; F. Morabito, Poesie, 2005; C. Montemayor, In un altro tempo io ero qui, 2006; A. Arturo, Casa al sud, 2009; J. Gelman, L’accanito cuore amora, 2014); ha scritto un monologo teatrale (Tina. Masque su /sobre Tina Modotti, 2007) e ha curato vari volumi, tra i quali Piovene (1994); Parise (1996);  Guido Piovene tra idoli e ragione, 1996; Aproximaciones a Giordano Bruno, 2003; A. Varano, Le Visioni sacre, e morali, 2007; Favolario illustrato. Scrittori e illustratori per i Villaggi SOS, 2007; Vicenza. Antologia dei grandi scrittori, 2012. Vive a Vicenza, dove ha creato e diretto per anni la rassegna internazionale dire poesia (http://direpoesia.wordpress.com). 







CONTATTI / CONTACTS
———————————————————
FacebookCaponnetto-Poesiaperta|Facebook  
______________________________________
______________________________________